Dopo i funerali di Giovanni Paolo II, Roma e dintorni possono lentamente tornare alla normalità, e l’eccezionale primavera artistica della capitale sembra non avere mai termine.
Dopo la Quadriennale, Munch al Vittoriano, il Guggenheim alle Scuderie del Quirinale, Nunzio al Macro, Canaletto a Palazzo Giustiniani, Gilbert & Gorge al Maxxi, Emilio Greco a Palazzo Venezia (preceduto dalla bella mostra su Mafai), il 15 novembre 2008 è la volta del festival internazionale della fotografia.
FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, nell’intenzione di Zone Attive e del direttore artistico Marco Delogu, vuole porsi come il contributo italiano alla rete internazionale dei grandi eventi del settore fotografia.
Il programma della quarta edizione (che ha subito un rinvio di alcuni giorni proprio per la concomitanza con la scomparsa del Santo Padre), conta più di 20 mostre sul tema dell’Oriente in alcune delle più importanti sedi romane (Musei Capitolini, Museo di Roma in Trastevere, Palazzo Fontana di Trevi, Palazzo Braschi) ed altre 60 e più esposizioni in gallerie, musei e librerie; una manifestazione su tutto il territorio cittadino, sia nei luoghi-simbolo romani, che nella periferia. Si affiancherà un ricco carnet di eventi e incontri (consultate il sito www.fotografiafestival.it per avere sempre sott’occhio il vastissimo programma) che cercheranno di fornire una rappresentazione di tutte le tendenze più diffuse e permetteranno a Roma di porsi di nuovo al centro dell’attenzione mondiale diventando, almeno fino a giugno, la capitale della fotografia mondiale, grazie anche al coinvolgimento di tanti operatori sul territorio e alla promozione del Comune di Roma.
Come spiega bene il comunicato stampa, la “D” finale del titolo del festival gioca con la parola “oriente-d” e rafforza l’idea di un festival costantemente “orientato” verso una fotografia sempre basata sull’equilibrio tra la profondità e la compiutezza estetica. Roma guarda a Oriente non solo nel tentativo d’interpretare dei luoghi geografici, ma tutta la contemporaneità, per orientarsi nella Storia e nel presente e trasformare gli eventi in testimonianza, la documentazione in arte, la cronaca in memoria collettiva.
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